FO.BOX ed Isidore
Ho presentato ed esposto queste due opere a Codice Visivo, nell'ambito della Rome Art Week 2025.
Entrambe affrontano il tema della percezione, sono “dispositivi neuroestetici”, che ci stimolano a riflettere su come il cervello vede ed elabora la realtà visuale.
Dispositivi neuroestetici: non artefatti che rappresentano qualcosa, ma dispositivi che fanno accadere qualcosa dentro chi guarda, liberando neurotrasmettitori ed attivando processi percettivi, emotivi e cognitivi.
FO.BOX ci rende consapevoli del fatto che ciò che vediamo, è una ricostruzione arbitraria del mondo che ci circonda. Per vedere cosa si cela al suo interno, bisogna muovere lo sguardo, esplorare lo spazio (proprio come fanno i nostri occhi con i movimenti saccadici), cercando al contempo di ricomporre mentalmente l’immagine. Ci ricorda che, ciò che chiamiamo “realtà”, è una costruzione del cervello, una “allucinazione controllata”.
Isidore è una fotografia ispirata all’opera “L’enigma di Isidore Ducasse”, di Man Ray. Per incontrarla bisogna avvicinarsi, toccare e sollevare il drappo per lasciar entrare la luce. Occorre volerla vedere.
Il volto frammentato, la direzione dello sguardo indecifrabile ci disorientano e stimolano al contempo il nostro cervello a risolvere l’ambiguità percettiva, gratificandoci poi con un carico di dopamina.
Il bianco e nero è una scelta precisa: accentua questa dimensione mentale, analitica (il colore non è un attributo necessari al riconoscimento dei volti da parte del cervello).
Ma Isidore non si limita a mostrarsi: si attiva attraverso la relazione. Quando il velo si solleva, lei parla: “I love you”. È una dichiarazione ambigua, umana e artificiale insieme. Oggi viviamo nella superficie dei nostri schermi e finiamo per amare la nostra stessa immagine riflessa e quella frase (“I love you”) diventa un cortocircuito emotivo: un’eco dei nostri rapporti digitali, di un mondo fatto di epifanie, immagini immateriali ed evanescenti.
Il poeta Isidore Ducasse era un uomo, ma la mia opera ritrae una donna: l’ambiguità di genere, la sovrapposizione di identità, la metamorfosi tra maschile e femminile sono temi cari ai surrealisti. Non si tratta di mera provocazione, ma esplorazione del desiderio, del sogno e dell’inconscio. Man Ray, Duchamp (pensiamo al suo alter ego Rrose Sélavy), Breton cercavano proprio quella zona fluida dove l’identità si dissolve e si fa simbolo.
Il fatto che Isidore sia un ritratto di donna ispirato ad un uomo, un poeta, ritengo sia estremamente attuale, perché oggi quella fluidità si carica di significati contemporanei, legati alla nostra auto-rappresentazione e alla frammentazione dell’identità nell’era digitale.